Benedetta Mariotti

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Haute Couture 2016: Un omaggio alla tradizione

Haute Couture 2016: Un omaggio alla tradizione. Ciao Ragazze, in questo lunedì uggioso vorrei parlare dell’ Haute Couture, che ha sfilato poche settimane fa a Parigi, per sentirmi un po’ principessa.
Parlare di Haute Couture è, secondo me, molto diverso rispetto a quando parliamo di Pret-a-porter: l’ Alta Moda è magia, sogno allo stato puro e nonostante passino gli anni e rimanga sempre contemporanea non perde mai alcune delle sue caratteristiche. Parlare o disegnare Haute Couture significa attingere a un vocabolario di nozioni imprescindibili che la rendono unica e inimitabile.

Quest’idea ha preso piede in me guardando la sfilata di Giambattista Valli, che esalta i codici classici dell’Alta Moda rendendo omaggio alla sua Parigi, città di adozione. E allora scorrendo i 44 look vediamo margherite, mughetti, rose e peonie si posano sul tulle, intarsiano pellicce o si trasformano in ricami preziosi. Fiori stilizzati appaiono sui mini abiti candidi percorsi da ruches, diventano bouquet da esibire sui lunghi abiti stile Impero o si insinuano come rami di paillettes sui pepli in tulle trasparente. Ogni abito racconta una donna, una personalità diversa tutte però legate dal solito filo conduttore.

Anche il duo Maria Grazia Chiuri e PierPaolo Piccioli hanno creato per Valentino una collezione dedicata più che mai alle grandi donne del passato e alla loro libertà di pensiero e volontà di individualità. In questo percorso creativo i due designer rileggono in chiave moderna l'arte di Mariano Fortuny, la sua personale ricerca dell'eternità facendo dialogare oriente bizantino e occidente classico. E poi tutti i personaggi inscinbilmente legati all'artista: donne come Isadora Duncan, Ruth St. Denis e Martha Graham che hanno fatto la storia della danza, del costume, che hanno saputo abbattere le regole borghesi. In un susseguirsi di abiti lunghi, pochi i corti, si vedono i preziosi velluti delle tuniche dévoré o i tessuti dei kimoni, recuperati dall'archivio Fortuny, o a trasformare un antico broccato esaltandone la tramatura dell'oro con voli di farfalle e fiori applicati. Non poteva mancare lo chiffon, rigorosamente piegato a mano, impalpabile come il tutù di una ballerina.

Legato alla tradizione anche Karl Lagerfeld per Chanel che continua a ricalcare i codici storici della maison. Ecco quindi un susseguirsi di giacche nella spettacolare cornice che vuole porre l’attenzione sulla natura e l’ecosostenibilità. Un edificio dalle linee pure e geometriche da dove esce una moltitudine di modelle dagli abiti chiari e sottili che passeggiano in un giardino dalle linee geometriche.


Anche da Dior si segue la tradizione. Prima collezione senza Raf Simons, il team creativo rilegge in chiave moderna lo stile Dior, abbinando liberamente abiti e accessori. La collezione sembra essere un “esercizio sulla Bar” che viene a volte destrutturata ma mai sconvolta nel suo significato più intimo. Le Giacche Bar hanno volumi rivisitati e vengono indossati con gonne lunghe, allo chiffon si alternano cappotti pesanti e abiti bustier scoprono t-shirt gioiello. La collezione rimane legata allo stile della maison e anche ai lavori svolti da Raf Simons negli ultimi anni, ma soprattutto rimane fedele alle sue donne, allo spirito sensuale delle donne parigine.
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